
Patetica Leggerezza
Giorgia Grassi
“Patetica leggerezza”, forse qualcosa che ci accomuna, una ricerca di evasione spasmodica e fallimentare che è permeata nella realtà del terzo millennio, la nostra.
Pathos e leggerezza, parole che si possono guardare da varie angolazioni, Giorgia crea e lascia un racconto biografico che esprime questa bivalenza; nelle sue opere fa sorgere interrogativi, domande che suggeriscono catarsi, esperienze sul filo del rasoio, tra la vita più libera e l’asfissia.
Mi preciso, scanso equivoci, ho detto patetica, non ridicola.
Il pathos qui è inteso nel concetto greco di “forte emotività, di impatto emotivo travolgente”, un qualcosa che ci fa sentire vivi, autentici; la leggerezza d’altro canto, imposta dall’alto dalla nostra società capitalistica, ci vuole frivoli, distratti e per niente autentici, anzi ci omologa e ci spinge continuamente a perder coscienza di sé.
Tutto ciò può sfociare o nella totale accettazione della nostra società attuale, o come succede per molti, esplode una battaglia interna che fa emergere il conflitto in superficie, che si genera da dentro nel nostro abisso più profondo, buio e nascosto, ci scava, ci prosciuga lentamente e poi si scontra, e si scarnifica con l’esterno, con la frivolezza della realtà.
Un conflitto che da un lato ci porta ad una sete di vita e di autenticità, che cerca emozioni forti che portano a percepirsi vivi, pensanti, critici, dall’altro lato c’è questa pesante e logorante leggerezza che ci vuole distratti, fluttuanti, ci vuole consumatori non coscienti con menti atrofizzate, agonizzanti nell’asfissia, dalla quale cerca di evadere Giorgia.
A cura di Giovanni Tricca









